martedì 31 maggio 2011

Alfabeto culinario - S

S

Schifezzine.
Voce ricorrente nella lista della spesa.
Comprende tutto ciò che è inutile, malsano, gasatissimo, dolcissimo o salatissimo. Tutto quello che dovremmo evitare, ma che ci attrae con confezioni coloratissime a ammalianti che ci dicono “Compraci, compraci, mettici nel carrello, portaci a casa con te!”.
Andrea, che ha coniato il termine ed è un grande estimatore di schifezzine, ama soprattutto la versione dolce.
Le sue schifezzine si risolvono in cioccolatine monoporzione di ogni percentuale di cacao, ovetti “più latte e meno cioccolato”, cereali ricoperti di miele o al cioccolato e tutto quello che è gasatissimo e dal sapore strano.
Ogni nuova bevanda dal gusto improbabile torna a casa con noi, in viaggio c’è sempre la ricerca dallo snack mai provato e della bevanda da noi introvabile, prima su tutte un’orrenda Coca-cola alla vaniglia (seguita da quella alla ciliegia che è altrettanto tremenda).
Le mie schifezzine sono salate: patatine all’aceto, arachidi, salame, cetriolini sott’aceto, cipolline borrettane, bretzel secchi, olive e tutto quello che è “aperitivo da bar ben fornito”.
E le vostre schifezzine, son dolci o saltate?

giovedì 26 maggio 2011

Alfabeto culinario - R

R
 
Radici.
Non il polpettone (libro o miniserie tv degli anni ’70) con Kunta Kinte, ma le radici edibili, cotte e crude che mi piacciono tanto. Sopra a tutte c’è la pastinaca, radice sconosciuta in Italia, almeno nel nord.
Nell’antichità, prima dell’avvento delle patate sulle tavole europee la pastinaca era molto comune. Poi è stata soppiantata e solo nell’Europa del nord continua ad essere coltivata.
In Italia che sia rimasta solo la parola che la indica e nessun altra traccia?
Io ho conosciuto la pastinaca in Inghilterra e mi è subito piaciuta, con il nome di parsnip che fa simpatia, la forma di carotona bianco/avorio, viene pelata e poi cotta a vapore, bollita, o arrostita in forno.
Ci si fanno vellutate e puree e il suo sapore particolare mi ha subito conquistata. La pastinaca arrostita, salata e condita con un filo di miele è uno dei contorni per arrosto che mi piacciono di più.
Tutte le volte che torno in UK, se è di stagione, ne faccio scorpacciate, e quando leggo ricette con la pastinaca come ingrediente mi vien tristezza perché so che non le posso fare.
Durante una mini-vacanza in Baviera e girando per il mercato di Monaco ho visto che nelle bancarelle erano esposte radici che somigliavano alla pastinaca, ho letto Pastinaken sul cartellino del prezzo e mi sono accaparrata un po’ di queste radici che a casa sembra piacciano solo a me!

martedì 24 maggio 2011

La Cena è Pronta...Ravioli Ricotta & Spinaci or Ricotta Cheese and Spinach Ravioli


La visita di mamma e della zia Emma del fine settimana mi arricchito di nuovi racconti su vecchie storie che non conoscevo. Mi piace molto chiacchierare, e ascoltare i racconti di epoche passate.
Sono stata arricchita anche da prodotti dell'orto, insalatine fresche, fiori di zucca, un ottimo Vin Santo cotto e dei cantuccini, che col caldo che fa non sono proprio l'ideale ma non abbiamo resistito e li abbiamo assaggiati! Mi han portato anche una forma di pecorino fresco e mezzo chilo di ricotta di pecora buonissima.
Che farci??? Ma i ravioli con gli spinaci!
Ho fatto la pasta con 200 g di farina di grano tenero, 100 g di farina di farro e 100 g di semola di grano duro (mi piace sperimentare con gli impasti), un bel pizzico di sale e 4 uova. L'impasto era un po' troppo sodo e così l'ho "allentato" bagnandomi appena le mani e continuando a impastare. Ho lasciato riposare la pasta, e ho preparato la il ripieno facendo cuocere gli spinaci (500 g, si lo so, son tanti ma mi piacciono) sgocciolati in una pentola con un pizzico di sale, poi li ho passati in padella con una noce di burro, dopo averli strizzati bene, per far perdere tutta l'acqua. Quando si sono freddati li ho mescolati alla ricotta, un po' di grana grattugiato e una spolverata di pepe e noce moscata. Fare i ravioli poi è stato un gioco da ragazzi, la mitica macchina per tirare la pasta è fondamentale! In poco tempo ho fatto una settantina di ravioloni cicciuti e invitanti che ho distribuito a suoceri e alla nonna di Andrea..non vedo l'ora di assaggiarli stasera. Conditi con pomodoro o burro fuso o entrambi per 2 assaggi. Vedremo...

French Toast My Way


Una delle mie colazioni preferite.
Un bel latte macchiato e i french toast!
Da quando, millenni fa ho visto il film "Kramer contro Kramer" questa colazione a base di pane imbevuto di latte e uovo e poi fritto mi ha sempre incuriosita.
Certo ho sperato da subito di riuscire a fare dei french toast meglio di Dustin Hoffman e ci sono riuscita!
Ecco come:
  • 4 fette di pane a cassetta, oppure panbrioche
  • 1 uovo
  • qualche cucchiaio di latte
  • 1 pizzico di cannella
  • 2 cucchiaini di zucchero
  • 1 noce di burro
In un piatto sbattere l'uovo con lo zucchero, il latte e la cannella.
Nel frattempo scaldare una padella antiaderente e sciogliere una noce di burro.
Passare le fette di pane nel composto di latte e uova per qualche secondo fino a che è ben imbevuto e metterlo subito a friggere nella padella con il burro.
Appena è dorato girarlo e far dorare anche l'altro lato. Servire subito ben caldo,
Io ho aggiunto lo zucchero al composto perché Andrea è un po' avverso ai sapori non dichiaratamente dolci o salati e così lo zucchero fa diventare il french toast decisamente dolce.
Si può anche usare sciroppo d'acero una volta che il toast è pronto oppure del miele.

Alfabeto culinario - Q

Q

Quince o mela cotogna e platano, non l’albero ma il frutto.
Cibi strani, che non si possono mangiare se non cotti.
Ho usato lo stratagemma della lingua inglese per poter sfangare questa lettera ostica.
Non mi veniva in mente niente, a parte le quaglie di cui non ho intenzione di parlare e allora che quince sia!
Inganno spudorato o apertura mentale? Lascio decidere a voi.
Intanto io mi stupisco davanti a questi alimenti che in natura sono decisamente poco appetibili ma che, una volta cucinati a dovere, e parlo di dolci marmellate e cotognata o frittelle di platano, diventano delizie che ci fanno riconciliare col mondo!
Ma chi sarà mai stato a decidere di lavare quei frutti bistondi e un po’ pelosetti, tagliarli e metterli a cuocere con zucchero e limone fino a ottenere una dolce crema ottima da spalmare o da accostare ai formaggi.
E chi si è preso la briga per primo di tagliare a fette e friggere queste banane verdi?
Ringrazio questi ignoti per averci donato questi cibi un po’ diversi!

venerdì 20 maggio 2011

Pomodori Verdi Fritti alla Fermata del 4 or Green Fried Tomatoes at the No. 4 Bus Stop

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Ho mangiato i pomodori verdi fritti per la prima volta da piccola e mi son subito piaciuti, un po' perché mi sembravano una cosa esotica, che da che mondo era mondo i pomodori si mangiavano rossi, maturi e succosi, e poi perché, diciamocelo, tutto diventa buono quando è fritto!
Chissà da dove aveva tirato fuori la ricetta mamma... ogni tanto se ne saltava fuori con qualcosa da sperimentare e il più delle volte il risultato era ottimo, ogni tanto invece, come quella volta degli gnocchi alla parigina o le innumerevoli torte di riso fatte controvoglia, venivan fuori dei pasticci che mangiavamo lo stesso, perché non così orribili, ma erano una delusione delle aspettative per un gusto nuovo che si rivelava blando o non di nostro gradimento.
Con i pomodori verdi invece il successo fu immediato! Ricordo anche di marmellate di pomodori verdi, forse con gli ultimi pomodori della stagione che proprio di maturarne non ne volevano sapere...
Ma torniamo a noi e alla frittura!
Ingredienti per 4 persone:
  • 2 pomodori verdi
  • 1 uovo sbattuto con un cucchiaio d'acqua
  • farina
  • pangrattato
  • sale
  • pepe
  • olio per friggere
Dopo aver lavato e asciugato i pomodori si tagliano facendo fette di circa 1 cm di spessore.
Si sbatte l'uovo con l'acqua, aggiungendo un pizzico abbondante di sale e una macinata di pepe.
Si mette a scaldare l'olio in una padella capiente e si preparano 3 piatti in cui metteremo gli ingredienti per la panatura.
Si passeranno le fette di pomodoro prima nella farina, poi nell'uovo e infine nel pangrattato.
Una volta che tutte le fette saranno panate le friggeremo in olio bollente e le scoleremo su carta assorbente servendole ben calde.
Sono ottime per accompagnare carni alla griglia, o formaggi, non mi ricordo con cosa le abbiamo mangiate noi... hanno offuscato il resto del pasto!

English Version

The first time I had green fried tomatoes I was a child and I rimember I liked them a lot. I fell in love with them because I tought it was kind of exotic eating something that was not ripe yet, but I believe that I liked them so much because they were fried.

I don't know where mom got the recipe from. Every now and then she'd come up with something new to try and most of the times the results were very pleasing. Occasionally, like the time she tried "Gnocchi à la Parisienne", or the many times she'd bake a rice cake, the ending product was a bit of a disappointment but we ate it nevertheless.

The green tomatoes were a hit!
I remember green tomato jam, I believe it was made with the last tomatoes of the season that would not ripen...

Let's go back to the fried toms!

Ingredients for 4 servings as a side dish:

•2 green tomatoes
•1 egg beaten with a tbsp water
•flour
•breadcrumbs
•salt
•pepper
•oil for frying

Wash and dry the tomatoes, then cut 1 cm thick slices.
Beat the egg with the water, and add a good pinch of salt and some freshly ground pepper.
Heat the oil and prepare 3 dishes for the different ingredients for the tomato coating.
Dip the tomato slices in flour, then in the egg, and in the end in the breadcrumbs.
Once all of the slices are coated fry them in the hot oil, and drain them on kitchen paper.
Serve hot.
They are great as a side for grilled meat, or as an accompaniment for cheese. I don't remember what we had with them, they were so good I forgot all about the rest of the meal!

Zucchero Aromatizzato ai Petali di Rosa or Rose Petal Sugar

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Maggio è il mese delle rose in giardino ne abbiamo di molte qualità.
Alcune sono belle ma non profumano molto, altre, forse più insignificanti alla vista, emanano un profumo sublime.
Ho deciso di sacrificare alcuni di questi fiori per aromatizzare dello zucchero che userò per fare dei dolcetti...prima o poi.
Il procedimento è molto semplice anche se un po' lungo.

  • 3 tazze di petali di rosa (compressi)
  • 2 tazze di zucchero granulato
Scaldare il forno a 60°C, poi spengerlo.
Lavare bene i pelati di rosa cercando di non sciuparli, poi si taglia la parte bianca all'attaccatura del petalo che risulta amara e poi si mettono ad asciugare su un panno da cucina e si tamponano con della carta assorbente.
Si mettono i petali su delle placche e si infornano per circa 2 ore o fino a che non risultano ben asciutti.
A questo punto mettere metà dello zucchero in un frullatore, poi aggiungere i petali, e far andare fino a che il tutto non risulta ben amalgamato.
Si aggiunge il restante zucchero e si mescola ancora.
Mettere lo zucchero mescolato ai petali in un vaso a chiusura ermetica e conservare al buio per un paio di settimane avendo l'accortezza di scuotere il barattolo ogni giorno.

 

English Version 

There are lots of roses in the garden at the moment and I decided to make some rose petal sugar to use for baking cakes somewhere in the future.
Here I found a nice and easy recipe.

Gelato alla Banana or Quick Banana Icecream

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Quattro banane supermature nella fruttiera e della panna fresca in frigo da usare, ho navigato un po' ed ecco che dal sito di Goodfood è arrivata l'idea: gelato!
  • 4 banane mature tagliate a pezzettoni
  • succo di 1/2 limone
  • 400 ml di panna fresca
  • 75 g di zucchero
Mettere tutti gli ingredienti nel frullatore, frullare e poi mettere nella gelatiera.
Per chi, come me, la gelatiera non ce l'ha, mettere in freezer e mescolare ogni ora circa fino a che il gelato si è solidificato, ci vorranno 3 orette.
Io al mio BUONISSIMO gelato alla banana ho aggiunto una manciata di cranberries disidratati: fantastico!

English Version

4 ripe bananas in the fruit bowl and a lot of fresh cream in the fridge. I found the solution surfing the net: Goodfood Banana Icecream !
I added a handful of dried cranberries to it and it's just delicious!

Lunch - Tagliolini Funghi & Speck or Speck and Mushroom Tagliolini

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Stamani sono passata in biblioteca e ho preso un libro intitolato "Ammazzaciccia" perché sfogliandolo ho visto alcune ricettine sfiziose. Il mio scopo è quello di trovare ricette fresche da fare durante la stagione calda quando l'appetito va scemando e si finisce sempre per mangiare le solite tre cose, che a far fuori la ciccia ci rinuncio!
Ho visto di sfuggita una ricetta di tagliatelle con bresaola e porcini e mentre pedalavo per tornare a casa pensavo alle cose che ho in dispensa per cercare di fare questo piatto.
Beh, la pasta l'ho fatta, ma come immaginerete, l'ho stravolta e forse alla fine non era proprio un piatto ammazzaciccia...
Ho usato dei tagliolini all'uovo che avevo fatto un paio di giorni fa, dei porcini secchi ammollati in acqua calda, e 3 fettine sottili di speck.
Ho fatto saltare in padella uno spicchio d'aglio con un poco d'olio e del prezzemolo e della niepitella tritati. Ho aggiunto lo speck e nel frattempo ho cotto la pasta.
Una volta cotta la pasta l'ho scolata e saltata nella padella del condimento.
Un sapore veramente delizioso e un piatto veloce per un pranzo magari non ammazzaciccia ma veramente gustoso!

English Version

This morning I borrowed a cookery book from the lending library. The title is "Fatkiller" and it's supposed to be a collection of low-fat recipes. I thought I could use it to find some nice refreshing recipes for the summer.
I saw a pasta recipe for Tagliatelle with porcini mushroom and bresaola.
While cycling back home I thought of how to make it with the ingredients I had in the house, and I came up with a delicious "twisted" version.
I stir-fried a minced clove of garlic in a pan with a drizzle of oil, some chopped parsley and catmint, added some chopped dry porcini mushrooms previously left in hot water for 10 minutes. I then added 3 slices of chopped speck.
In the meantime I cooked some tagliolini, I made a couple of days ago, and after draining the pasta I sautéed it with the mushroom and speck mix and served.

Alfabeto culinario - P

P

Pere.
Non perché mi piacciano particolarmente, anche se condivido pienamente il gustoso proverbio “al contadino non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere” e se poi il formaggio è un pecorino fresco, burroso e saporito o un gorgonzola cremoso non posso che elevare questo frutto nell’olimpo dei connubi goduriosi.
Le pere entrano a far parte dell’alfabeto per una pratica che, insieme ad una amica d’infanzia, e forse proprio seguendo al sua audace iniziativa, poiché le pere in questione erano nel suo giardino, avevamo messo a punto per procuraci la merenda. Quando, dopo un pomeriggio passato a giocare, ci coglieva una fame giovane, vigorosa e irrispettosa di tutto, andavamo ai filari delle pere che contornavano ordinatamente il perimetro del giardino e dopo aver adocchiato quelle che pensavamo potessero essere mature e succose, inesperte fanciulle che non eravamo altro, per averne al certezza, con contorsioni del collo ci avvicinavamo al frutto e lo addentavamo ancora attaccato alla pianta.
Se non ci eravamo sbagliate coglievamo il frutto e lo consumavamo in loco, altrimenti lo lasciavamo lì, con l’incisione procurata dai denti che si ossidava e passavamo ad esaminare la prossima pera che ci ispirava.
Inutile dire che il nonno della mia amica che si prendeva cura del giardino non approvava questa nostra tecnica.
Il dentino “assassino” torna alla ribalta prepotente (v. Lettera F come Formaggio).

lunedì 16 maggio 2011

La Biblioteca - Nona Parte



Per il mio compleanno Andrea, come sempre, mi ha deliziata con 2 libri di cucina.


Mi piace scartare i libri che mi regala perché le sue scelte trasversali mi stupiscono sempre e mi affascina pensare che dietro al gesto, apparentemente molto semplice di regalare un libro, ci sia una ricerca, ponderazione e non casualità.
Anche quest'anno, ed è sempre più difficile credo, avendo ormai passato il tetto di 200 volumi dedicati alla cucina nella nostra biblioteca, i libri che mi sono stati regalati sono bellissimi, affascinanti nel loro modo di proporre la cucina, e incredibili fonti di ispirazione.


Li sfoglio sognando piatti esotici e speziati, nel caso di quello sulla cucina indiana vista attraverso gli occhi di famosi attori di Bollywood e mi coccolo leggendo di ricette semplici e apparecchiatura straordinarie nel caso di "Country Chic", volume dalle belle foto e dalle ricette alla portata di tutti che però hanno un tocco in più.




Un ulteriore arricchimento alla nostra collezione di libri dedicati al cibo arriva anche dal nostro ultimo viaggio. A metà aprile siamo andati qualche giorno a Monaco di Baviera dove ci siamo goduti una piccola vacanza all'insegna della birra tedesca, cibo tradizionale bavarese e gite al bellissimo mercato della città, visite ai musei, insomma, una manciata di giorni dedicati solo alle cose che ci piacciono di più. Una cosa che mi piace molto fare, quando sono all'estero, è cercare un libretto di cucina locale tradizionale e anche questa volta ne ho trovato uno che mi è piaciuto!


Alfabeto culinario - O

O

Ovo Sodo.
Bello, essenziale, basico.
Eppure per anni l’ho evitato, retaggio di continui attacchi di acetone nell’infanzia e conseguenti diete rigorosamente in bianco e leggerissime.
L’uovo era proibito!
E così son cresciuta con l’idea che mi facesse male.
Ma l’uovo sodo, o ovo sodo, come mi piace chiamarlo, mi è sempre piaciuto alla vista, mi piace la semplicità con cui le parti dell’uovo si trasformano in 10 minuti di bagno in acqua bollente.
E’ magia allo stato puro.
Mi piacciono i colori definiti e le consistenze diverse di albume e tuorlo.
I sandwiches uovo sodo e maionese sono fra i miei preferiti.
I tuorli grattugiati sono fantastici per guarnire ogni piatto, l’albume liscissimo è delicato e strano.
Andrea mi ha insegnato a mangiare l’uovo sodo schiacciato, condito con sale, pepe e olio.
Fantastico.
Per fortuna che non mi sono lasciata convincere e di tanto in tanto ho continuato ad assaggiarlo fino a riabilitarlo completamente.
Viva le fette di uovo sodo nelle insalate e come decorazione.
Viva l’uovo sodo nello scotch egg.
Viva l’uovo sodo usato per fare i biscotti ovis molis.
Viva l’uovo sodo, anzi, viva l’ovo sodo!

mercoledì 11 maggio 2011

Lunch - Risotto di Zucca or Pumpkin Risotto

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Ho comprato una zucca della varietà butternut squash - una zucca allungata dalla buccia liscia e con la polpa di un bel color arancione acceso - che tanto mi piace e che però non viene molto coltivata da queste parti. Quando l'ho vista non me la sono fatta scappare ma poi è rimasta sul ripiano della cucina pe run po' di tempo.
La zucca è una verdura che non riesco ad associare alla bella stagione e non avevo voglia di una vellutata o di zucca arrosto che mi ricordano le belle domeniche invernali quando si va alla ricerca di cibo ricco e caldo.
Un bel risottino veloce è stata la decisione che ho preso e così ho tagliato la zucca a dadini, l'ho soffrita in poco olio extravergine d'oliva con un bel cipollotto rosso di Tropea tritato finemente. e ho fatto insaporire bene il tutto. Ho agginto qualche fogliolina di salvia tritata e del riso vialone nano. Ho fatto tostare il riso per qualche minuto e ho iniziato ad aggiungere del brodo un poco per volta. A fine cottura ho aggiustato di sale e pepe e ho spolverato di grana.
Niente mantecatura con burro o altri grassi, che in cottura si era formata comunque una bella cremina.
Un risottino primaverile dal sapore delicato.

English Version

I bought a butternut squash. It's not easy to find this kind of pumpkin here around. I dind't really know what to do with it as with the springtime well on its way I don't feel like having pumpkin soup or roasted pumpkin anymore.
After sitting near on the kitchen counter for a few days I thought of making a pumpking risotto!
I diced the squash and finely sliced a Tropea red onion, stir-fried them in some extravirgin olive oil and then added some chopped sage leaves. I then added some vialone nano rise and cooked it for a couple of minutes. I then started pouring some hot stock and when the rice was cooked I seasoned with some salte & pepper and added some grated parmesan cheese.
I ended up with a lovely delicate spring risotto.

lunedì 9 maggio 2011

Alfabeto culinario - N

N

Noci, nocciole, noccioline, nuts in generale.
Mi piacciono? Me lo chiedo da anni.
Le noci mi piacciono molto, mangiate intorno al tavolo, accompagnate da un fiume di chiacchiere mentre lo schiaccianoci viene passato di mano in mano.
Le nocciole, così bistrattate eppure così buone, sono noiose da sbucciare.
I pistacchi ti scheggiano le unghie quando cerchi di aprirli ma sono una droga, impossibile smettere di mangiarli!
Le arachidi, le noccioline con quella loro buccetta delicata e friabile sono le più semplici da sgusciare.
Il burro di noccioline fantastico!
I pinoli mi ricordano pomeriggi passato seduta su un muretto con un sasso in mano e pigne che tingevano magliette, mani e bocche di nero mentre cercavamo di arrivare al cuore tenero e profumato dei piccoli scrigni legnosi in cui sono contenuti. Eppure usate nei piatti come pasta, oppure sulle insalate o nella cucina indiana non mi convincono molto...
Non so sono troppo pieni come sapori, mi sembra che uccidano il profumo e il gusto degli altri ingredienti.
Certo non parlo dei pinoli nel pesto o della salsa di noci per condire la pasta, o nella Wardorf Salad, ma del loro intrufolarsi subdolamente a mò di guarnizione, saltati all’ultimo minuto.
Credo che le nocciole siano quelle che mi piacciono di meno in queste situazioni... Il loro posto per me è in una ciotola con dello yogurt greco e un ghirigoro di miele chiaro, liquido e dolcissimo.

mercoledì 4 maggio 2011

BBQ Season - Pollo Jerk or Jerk Chichen My Way

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Mi piace dare un tocco di originalità anche in occasioni canoniche come potrebbero essere i BBQ che, in queste terre di allevamenti di suini, si risolvono spesso in gran grigliate di braciole di maiale, pancetta di maiale, salamelle di maiale, costine di maiale. E' vero che del maiale non si butta via nulla, ma accostarci del manzo o del pollo aiuta a non stufare il commensale.
Così, in occasione della grigliata del 1 maggio, ho deciso che sarebbe stata la volta del Pollo Jerk!
A me piacciono le spezie e anche un tocco di piccante, ma fare un VERO JERK avrebbe steso più di uno dei partecipanti al barbecue e così ho deciso di creare una versione un po' più alla portata di tutti. Infatti la carne del pollo viene lasciato insaporire in una marinata molto piccante che da la "scossa", da qui il nome del piatto.
Ecco la ricetta del mio pollo jerk mutuata dal libro "BARBECUE i sapori dell'estate" della Gribaudo:

• 16 fusi di pollo
• 6 cipollotti grandi tagliati grossolanamente
• 2 spicchi d'aglio
• 7 cm di radice di zenzero sbucciata e tagliata a pezzi
• 1 pizzico di peperoncino in polvere ( a seconda del gusto)
• 1 cucchiaino di timo essiccato
• 1 mazzetto di aneto, cerfoglio e dragoncello freschi
• 1 cucchiaino di pepe della Giamaica
• 1/4 di cucchiaino di cannella in polvere
• 1/4 di cucchiaino di chiodi di garofano in polvere
• 6 cucchiai di aceto di vino bianco
• 4 cucchiai di salsa di soia
• 5-6 cucchiai di olio si semi di girasole

Mettere tutti gli ingredienti, tranne il pollo, in un frullatore e frullare fino ad ottenere un composto denso in cui siano ancora visibili dei piccoli pezzi degli aromi. Adagiare i fusi di pollo in una teglia che li contenga comodamente e versare sopra la marinata, girando i pezzi in modo che siano ben ricoperti. Mettere in frigo per 24 ore e al momento di cuocere scolarli dalla marinata, cuocere per circa 30 minuti su brace a calore medio spennellandoli con la marinata di tanto in tanto.
Per motivi di spazio sulla griglia, che stavamo cuocendo carne per 23 persone, ho cotto il pollo jerk sotto il grill del forno a massima potenza, girandolo spesso, per poco meno di un'ora.
Il risultato è stato eccellente ed il pollo è stato mangiato da grandi e piccini senza che nessuno si ritrovasse con la bocca in fiamme!

English Version

I like giving a twist to the same old menues. Where I live BBQ means grilled pork! I thought that a bit of chicken was needed to lift up a bit the flavours. I decided then to prepare some jerk chichen for the 1st May BBQ! Real jerk would have knocked down a few people so I prepared my version of the jerk marinade after reading a recipe on one of my mane cookery books.
Here it is my jerk chicken recipe:

• 16 chicken drumsticks
• 6 large spring onions roughly chopped
• 2 cloves of garlic
• 7 cm ginger, peeled and roughly chopped
• 1 pinch of hot chilli powder ( to taste)
• 1 tsp dry thyme
• 1 little bunch of fresh dill, chervil, and tarragon
• 1 tsp allspice
• 1/4 tsp cinnamon
• 1/4 tsp cloves powder
• 6 tbsps white wine vinegar
• 4 tbsps soy sauce
• 5-6 tbsps sunflower oil

Put all the ingredients - except for the chicken, in a mixer and mix till you get a thick and dense marinade. Put the chicken drumsticks in a tray and pour over the marinade, making sure that all the pieces are covered. Refrigerate for 24 hours and then cook on the grill for 30 minutes turning and basting with the marinade. As we were grilling for 23 people there was no space for the chicken on the barbecue so I cooked it under the oven grill at the highest setting for just less then an hour, turning the pieces several times. We had a great chicken dish, tasty and not too hot.

Alfabeto culinario - M

M

Muffins , cupcakes & teglie.
Da anni inforno questi dolcetti ultimamente molto in voga.
Ne sa qualcosa Sara, mia ex-collega, che ogni tanto mi vedeva arrivare con lo scatolino con dentro queste tortine monoporzione dolci o salate. Cavia di mille esperimenti culinari non si è mai tirata indietro anzi è stata contagiata!
All’inizio erano le coppettine di alluminio usa e getta (che io ho sempre lavato e riutilizzato più e più volte perché mi faceva tristezza buttarle se non erano rovinate) All’interno venivano foderate con i pirottini che da bianchi si sono poi trasformati in colorati a tinta unita e poi decorati con mille disegni fino poi a tornare al minimalismo campagnolo di un quadrato di carta da forno.
Poi sono passata alle più professionali teglie antiaderenti da 12 muffin tradizionali e 12 mini muffin per un modern urban look.
C’è stato l’avvento del silicone e come primo approccio ho ricevuto in regalo una teglietta morbida da 6 con delle scanalature che produce dolcetti che in sé son già un amore, senza bisogno di tante decorazioni.
A questa singola teglia ne ho aggiunte due, sempre in silicone da 6 per avere sempre a disposizione un numero di contenitori da forno che mi permettesse di intrattenere un bel po' di persone.
Infine, da Parigi, da parte di Luigi, ho ricevuto 12 pirottini singoli in silicone, colorati e simpaticissimi, che ho subito utilizzato con gran soddisfazione.
Insomma al momento sono in possesso di una quantitativo assurdo di teglie e pirottini per sfornare deliziosi muffins integrali ai mirtilli, soffici cupcakes da decorare con sbuffi di crema di burro, golosi tortini di formaggio e verdure o impreziositi da tocchetti di salumi che si nascondo negli impasti morbidi e saporiti. Da mangiare caldi o tiepidi, accompagnati da un bel boccale di birra o una tazza di tè, per allietare tutti coloro che passano di qua.

lunedì 2 maggio 2011

Alfabeto culinario - L

L

Libri di cucina: una droga.
In generale i libri mi attraggono ma quelli di cucina in maniera particolare per la ricchezza e le possibilità che contengono.
Mi piacciono quasi tutti, li vorrei tutti. ma prediligo un certo tipo di libri di cucina. E’ indispensabile che ci siano delle ricette ma non è necessario, anzi sarebbe troppo riduttivo, che siano dei ricettari.
Mi piacciono se si sviluppano intorno ad un unico argomento o a una cultura culinaria, o ancora su temi trasversali quali la cucina come luogo e la sua attrezzatura.
Adoro i racconti di cucina e il punto di vista dei personaggi a me cari come Agatha Christie o Nero Wolf.
Mi perdo nello stupore leggendo dei mangiari della Guerra Civile Americana, e mi esalto per la condivisione delle abilità tecniche di cuochi provetti.
Mi piacciono le collane sulle verdure e libricini mignon che, corredati da tante foto, mi fanno sognare di feste dove i vassoi sono ben assortiti di tartine deliziose, spiedini ghiotti, tartellette stuzzicanti. E poi ci sono i libri sulla panificazione che adoro, il mondo dei lieviti mi ha irretita e se fosse per me il forno sarebbe sempre acceso.
I giri in libreria, non passa settimana che “casualmente” non ci faccia un salto e a volte anche più di uno, finiscono sempre per portarmi nella zona dei libri di cucina dove valuto curiosa le novità, sfoglio e mi beo delle belle foto, purtroppo non così comuni, dei risultati di tanto spignattare e immagino l’occasione per cui potrei anche io sfoggiare tali manicaretti.
Allora mi faccio forza e mi allontano.
Non sempre funziona però, e così, tranne che per i periodi precedenti al Natale a al mio compleanno, quando mi è severamente vietato comprare libri e in particolar modo libri di cucina, ogni tanto esco con il mio prezioso e, in quel momento, nuovo libro preferito di cucina.